Di cosa parliamo quando parliamo di educazione alla sessualità?

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Se la violenza di genere è di natura culturale, è ovvio che sulla cultura si debba puntare. Una delle tante richieste che le femministe fanno da anni riguarda l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole. Una richiesta osteggiata non solo dai cattolici/bigotti ma anche da genitori e insegnanti. Mi chiedo sempre di cosa effettivamente si abbia paura, di rendere più consapevoli i propri figl@, rispetto anche a sé stess@, oppure il liberargli/le da stupidi tabù e preconcetti?

Quando si parla di educazione sessuale però, come per la libertà sessuale, non sempre si hanno le idee chiare. Cosa vogliamo insegnare ai/lle ragazz@? Quali concetti sono necessari e quali deleteri?

L’educazione sessuale, come qualunque altro insegnamento, se non compiuto nei modi giusti può essere controproducente. Mi spiego meglio. Per me l’educazione alla sessualità dovrebbe basarsi solo su due o tre concetti: consensualità, rispetto e libera scelta, nonchè contraccezione (qui potete trovare qualche info utile). Ma, in quelle rare e preziose volte che tale argomento entra nelle scuole, magicamente, entra in scena anche la parola “amore”. Si dice che bisogna fare sesso solo quando si ama l’altr@. Ora, mi definite il concetto di amore? E’ l’amore monogamo? E’ l’amore romantico? Dire a dei/lle ragazz@ che devono fare sesso solo se amano l’altr@ non è limitante? E soprattutto deleterio?

Mi preme ricordare che proprio a causa di questo concetto, che è già ampiamente diffuso, le donne vengono divise tra sante e puttane: le prime lo fanno per amore, le altre per sesso. Inoltre questo concetto stigmatizza tutte quelle persone che rinnegano la monogamia e il concetto di proprietà privata che ad esso è associato. Quindi, per me, perpetuare un concetto del genere è controproducente. Non sarebbe meglio parlare di rispetto? Il rispetto è una forma di amore, però non ti ingabbia nel finto mito che se fai sesso per piacere sei una “poco di buono”, mentre se lo fai perché innamorata va benissimo. Per di più il rispetto permette alle donne, come agli uomini, di avvalersi del sesso occasionale senza sentirsi colpevoli di chissà quale reato. Per di più, quando parliamo di sesso, a quale sesso facciamo riferimento? A quello etero? A quello considerato normato? Vogliamo davvero alimentare nei/lle ragazz@ quell’idea malsana che esistono solo due generi e un solo tipo di sesso? Dobbiamo tenere presente che chi ci ascolta non ha le idee chiare sul sesso e quelle che ha derivano probabilmente da qualche pornazzo maschilista, su cui ritorno dopo, e qualche notizia raccattata qua e là. Il peggio del peggio, oserei dire. Ora, se noi ci presentiamo da quest@ ragazz@, con l’intento di allargare le loro conoscenze senza però effettivamente liberarli da stereotipi, tabù e paure, mi dite a che caspita servirebbe questa educazione sessuale?

La pornografia, come l’amore, è un altro dei temi ricorrenti. Essa viene presentata come la panacea di tutti i mali, in cui si denuncia una reale sovraesposizione di peni e vagine, senza però ribadire che sono sempre e solo erotizzate in modo etero e maschilista. Il problema, almeno per me, non è la pornografia in generale ma quella maschilista che è, ahinoi, la più diffusa. Però esistono anche altre forme e il pornofemminismo ne è la prova. Il postporno, a differenza di quello maschilista, non ha per esempio uno scopo masturbatorio e quindi può essere benissimo usato come mezzo educativo (anche se capisco che, nella realtà bigotta in cui viviamo, risulterebbe difficile parlare di ciò in una scuola). Però accennarlo? Che vi costa invece di fare di tutta un’erba un fascio?

E’ importante insegnare ai/alle ragazz@ a non demonizzare l’uso del corpo, anche a scopo lavorativo, altrimenti andremmo ad alimentare un bigottismo che sappiamo già quanti danni produce. Dovremmo per di più invogliare i/le ragazz@ a liberare i propri corpi dall’immaginario fascista che li vuole tutti perfetti, giovani, turgidi, senza un filo di pancia ne un po’ di cellulite, estremamente sessualizzati ed ect. La nudità non deve fargli paura, come non deve fargli paura il sesso esplicito, non possiamo insegnargli ad esser puritan@, ma bensì a vivere la nudità e il corpo in modo tranquillo, cosa che oggi come oggi è assai ardua. Insegnare per me vuol dire liberare, sé stess@ e gli/le altr@, ma se nel farlo non rispettiamo tale obiettivo allora dovremmo fermarci e farci qualche domanda.

Infine, mi farebbe piacere che ai/lle ragazz@ si insegnasse che non esistono pratiche non “normate”, per intenderci le cosiddette depravazioni. Vorrei farvi riflettere sul fatto che i/le ragazz@ a cui parlate non sono tutt@ uguali e che tra di loro ci possono essere, e ci sono, ragazz@ che hanno gusti e fantasie diverse da quelle considerate “normali” e che, se non riusciranno a mandare a cagare alcuni preconcetti, vivranno male la loro sessualità. E’ questo che vogliamo fare? Far sentire discriminati alcun@ in nome di una fittizia libertà per gli/le altr@?

Per quanto mi riguarda l’educazione alla sessualità dovrebbe basarsi su un semplice ma rivoluzionario, per i nostri tempi sì, concetto: “la sessualità è bella perché è libertà, potete fare ciò che più vi piace, ma mi raccomando fatelo con rispetto verso voi stess@ e verso l’altr@ o gli/le altr@ (perché chi lo ha detto che dovete esser in due?) e con consensualità. Se non c’è consensualità tutto quello che fate diventa STUPRO.” Tutto ciò che viene aggiunto rischia di creare o alimentare stereotipi dannosi che sono alla base delle violenze che si vorrebbero evitare. Sentirsi definire puttana per anni è violenza, come sentirsi definire depravato se ci si eccita stando legati.

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7 risposte a Di cosa parliamo quando parliamo di educazione alla sessualità?

  1. triodia ha detto:

    Grazie! E bello leggere le proprie idee e valori in una forma cosi ordinata.
    Il problema è pero che si basa su valori che sono non sono condivisi di gran parte della societa. Già l’idea che esistino piú di due generi è un’idea che non molta gente capisce. Ed e così anche con alltre parti del testo. Ma in teoria hai ragione e sarebbe bene poter insegnare una educazione sessuale cosi almeno in qualche scuola che si autodefinisce alternativa, reformatoria o qualcosa del genere.
    Ma ho ancora una domanda: A te sembra sbagliata la pornografia fatta per lo scopo di masturbazione? O ti sembra solamente non adeguata per essere usata nella educazione sessuale? Perche francamente io godo quel tempo sola nel mio letto con una bella pelicula porno masturbandomi. Mi rilassa estremamente. E qualche delle pelicule sono maschiliste, non credo neanche che lo accetterei se un uomo intentasse di farcelo con me così, ma c’è una differenza tra il sesso vero e il sesso al quale penso quando mi masturbo. E ne potrei scrivere molto di piu, ma non credo che la mia sessualita abbia molta importanza in questa discussione 😉
    Cmq, grazie per scrivere questo articolo e se puoi dimmi ciò che pensi sulla pornografia che ha lo scopo della masturbazione.

    • vaviriot ha detto:

      Forse mi sono espressa male. Dico solo che il postporno, rispetto alla pornografia più commerciale, non ha un solo scopo masturbatorio ma ha uno scopo di liberazione dell’immaginario sessuale, mostra le tante sessualità che vengono invece o censurate o piegate al piacere etero nella pornografia commerciale. Poi, detto ciò, mi masturbo anch’io guardando dei porno, ma anche con altro XXDD quindi niente da ridire e figurati se mi metto a giudicare le fantasie altrui, sono la prima da esser definita depravata solo perchè mi piace farmi legare XD

      Il mio intendo era quello di evidenziare la potenzialità sovversiva che il postporno ha, dato che non norma come la pornografia commerciale/maschilista, ma libera la fantasia e i desideri, cosa che si dovrebbe insegnare ai/alle ragazz@.

  2. sdrammaturgo ha detto:

    Ma sai che sono sempre stato contrario all’educazione sessuale nelle scuole?
    Per un semplice motivo: la scuola è un’istituzione carceraria dello Stato, quindi non oso immaginare cosa potrebbe diventare la sessualità nelle mani del Ministero dell’Istruzione. Ancora peggio di quello che è.
    Si avrebbe un indottrinamento normativo e normalizzante di una ferocia inaudita. Avremmo un esercito di giovani automi educati alla monogamia procreazionista, esattamente come ora abbiamo un esercito di perfetti schiavi produttivi ammaestrati da insegnanti servi del potere.
    Io poi sono proprio per l’abolizione della scuola.

    • vaviriot ha detto:

      concordo con te sul definire la scuola un’istituzione carceraria così come è concepita in questo sistema, però ci sono anche le scuole libertarie che provano a fare altro e penso che sia utile immaginare altre forme di “educazione”. Proprio perchè sono d’accordo con te so bene che quello che propongo non potrà mai avvenire in una scuola-carcere, almeno così come lo vorrei, ma porre delle criticità è sempre utile anche perchè il problema è a monte: nelle scuole non si parla proprio di sesso e sessualità e quelle rare volte sono dannose perchè altamente normative. Ma prima che la scuola cambi e diventi qualcosa che insegni la libertà ai/alle ragazz@, come si affronta il problema della violenza di genere se non ci si munisce di mezzi, quale per esempio, l’educazione sessuale? A me non basta che si lotti affinchè questa educazione entri nelle scuole ma anche perchè questa non diventi un altro strumento di normativizzazione per i ragazz@ ma è palese che lo sarà finchè avverrà in una scuola-carcere. Diciamo che finchè non cambia tutto io continuerò a evidenziare ciò che non va con la speranza che si capisca che, non è cambiando un elemento, che si fa una rivoluzione, ma cambiando l’intero sistema.

  3. francesca ha detto:

    sono d’accordo con gran parte delle cose che hai scritto, preferisco dilungarmi su quanto non condivido perché ovviamente c’è un motivo sul quale mi piacerebbe confrontarmi
    – pornografia .. se stiamo parlando di educazione sessuale degli adolescenti secondo me deve essere off limits .. di qualunque tipo .. buona cattiva, tutta in toto .. il motivo è questo: gli interlocutori sono adolescenti .. come tali con nulla o scarsa esperienza erotica .. ogni visione di sesso altrui condiziona la costruzione personale della propria visione
    sto dicendo con parole diverse quel che mi disse ai tempi mia madre, a me allora adolescente .. se tu ancora non hai esperienza non sai cosa ti può piacere o meno, non sai che percorsi vuoi fare o meno e sono tutte cose che si devono raggiungere con una libera sperimentazione di sé .. quando una ha una sessualità più strutturata, personale, propria allora guardare materiale pornografico è una scelta come un’altra .. perché saprai discernere cosa fa per te e cosa no .. senza un impatto che può essere destabilizzante o cmq costrittivo rispetto alla libertà che hai oggi di fronte a te

    – pratiche sessuali .. idem . stesso discorso .. gli adolescenti non hanno qualcosa che gli piace (non mi sto riferendo all’essere omosessuali, ovviamente, questo è un orientamento che come quello etero può esplicarsi in vario modo) perché hanno poca esperienza .. quindi ogni rifermento esplicito è una categorizzazione, categorizzazione fatta da altri

    ti dico solo che in età ben più matura ho scoperto di aver fatto in vita mia cose che per me facevano parte del pacchetto, diciamo, che invece hanno un esplicito nome, specie in pornografia .. la cosa ti dirò da un lato mi ha fatto ridere, da un lato mi ha disturbata, eppure sono più che 40enne .. perché ogni volta che dai un nome a qualcosa che fai nel sesso lo fai diventare qualcosa di costruito ed altrui

    – uso del corpo in senso professionale .. ok, la prostituta non è figlia del diavolo .. tuttavia la mercificazione del proprio corpo .. mah, mi lascia assai perplessa, perché se pure questo lo mercifichiamo che resta? e come si concilia con il concetto di libertà assoluta lo scambio a fini commerciali?

    escluse queste cose sono d’accordo su tutto, specie sul discorso amore .. deve esserci rispetto (e se c’è rispetto già il discorso prostituzione pur consensuale e consapevole scricchiola, dato che esiste una reciproca oggettivazione del corpo altrui) quando c’è rispetto e ascolto c’è tutto quanto è necessario .. forse non sufficiente, ma quanto necessita e in quanto tale quel che ti evita errori clamorosi

    • vaviriot ha detto:

      Personalmente credo che escludere la pornografia dall’educazione sessuale sia sbagliato per il semplice fatto che siamo immersi fino ai capelli di soft hard (scene di film, pubblicità, programmi televisivi, video musicali ed etc), che come sappiamo ha lo scopo di spingere i/le ragazz@ verso un’erotizzazione eteronormata. Ovviamente non sto dicendo che bisogna mostrare nelle scuole un film porno, ma di non demonizzare la pornografia, cosa che invece accade. Penso che sia importante svelare ai/alle ragazz@ lo scopo di quella commerciale (insieme al suo contenuto sessista) e contemporaneamente fargli conoscere l’esistenza di pornografie “non normative”. Lo stesso discorso vale per le pratiche o i gusti sessuali. Parlarne servirebbe a far crollare i tabù o i pregiudizi che ci girano attorno. Non c’è bisogno però di dire definire le cose, purchè si affermi che tutto ciò che è consensuale va bene e che non esistono pratiche giuste/normali ed altre “da pervertiti”.
      Per il lavoro sessuale sono del parere che il corpo sia mercificato sempre, in ogni lavoro, compreso con la mente, quindi trovo questo tabù sulla fica un modo di sovradeterminare chi sceglie questa mercificazione invece che quella scelta da un’operai. Ognun@ dovrebbe scegliere per se e rispettare i limiti altrui… c’è chi non si farebbe mai pagare per una scopata e chi invece non accetterebbe mai di passare 10 ore in una fabbrica per uno stipendio da fame… nessun@ delle due dovrebbe essere discriminata per la scelta compiuta, ma per le puttane questo non accade perchè la sessualità femminile è ancora, sfortunatamente, un campo di battaglia e ancora troppe persone, donne comprese, pretendono di sovradeterminare le altre. Poi contro la mercificazione del corpo in generale io lotto, perchè nessuna società potrà mai essere libera se non si declinano le lotte in modo anticapitalistico, ma penso che bisognerebbe smetterla di usare due pesi e due misure quando si parla di prostituzione. Viviamo in una società capitalistica, questo ci è chiaro, tutto è moneta, tutto monetizzabile, e noi stess@ siamo merce, ma perchè solo la prostituzione innesca frasi come “ma pure quello”? per non parlare dei discorsi su quanto poco dignitoso sia tale scelta.. io trovo poco dignitoso esser ridotti a macchine, costretti a riprodurre gesti meccanici per ore e ore nelle fabbriche o nei campi.

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