Non amo i tutori, neanche se sono compagni

Leggo questa notizia e penso che non ce stanno a capì un cazzo manco i compagni. Vi copio incollo il comunicato perché la notizia l’ho tratta da facebook e non tutt@ vi sono iscritt@.

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DINO GALIANO VERGOGNA!! Il corpo delle donne non è una merce da mettere in vetrina!

E’ questa l’idea di lavoro che ha in mente per i giovani il noto megastore di elettronica di piazza Quattro Giornate “Dino Galiano”? Erano ormai giorni che passando per piazza Quattro Giornate si assisteva al triste spettacolo di nostre coetanee ridotte a “merce animata”, messe in una vetrina a ballare in abiti corti e provocanti, per far vendere qualche televisore di più. A tutto questo come ragazzi del quartiere riuniti nel collettivo “Zona Collinare in Lotta” abbiamo deciso di dire basta. Intorno alle 19,30 di oggi martedì 14 dicembre, abbiamo messo in scena una protesta.
Con i nostri giubbotti abbiamo oscurato il degradante spettacolo. Da subito si è radunata una piccola folla di passanti che ci ha manifestato tutto il proprio appoggio. Applausi e urla di disapprovazione verso Dino Galiano hanno fatto subito comprendere allo store che la festa era finita. Tutti i clienti sono stati fatti uscire in fretta e furia e le serrande abbassate. Inutile sottolineare come subito dalla vicina caserma si siano precipitati un po’ di carabinieri a dar manforte ai gorilla di Dino Galiano che con modi a dir poco intimidatori cercavano di allontanarci dalla pubblica via.
E’ meglio che Galiano così come tutti gli altri padroni, capiscano che nel nostro quartiere non c’è posto per chi, in nome del profitto, vuole speculare e mercificare sul corpo delle donne!

Zona Collinare in Lotta

L’intento era buono, ma il modo assolutamente no. E’ censorio e altamente moralista. Quindi vorrei rivolgere alcune domande ai compagni: perché avete deciso di coprire quei corpi? Perché avete deciso di individuare in essi, nel loro esser vestiti succinti, il problema? La colpa è delle ballerine o di chi le sfrutta? Una donna può o non può usare il suo corpo per lavorare? E soprattutto perché non avete coinvolto compagne femministe?

Da femminista non amo i tutori, neanche se sono compagni. Il messaggio che avete mandato, non so con quanta consapevolezza, è stato simile a quello dello Stato e della Chiesa che mi viene a misurare i centimetri della gonna o che mi dice ciò che è dignitoso e cosa no.

La dignità è una parola strana ed è usata spesso per produrre violenza ulteriore sulle donna. E’ in suo nome che molti anni fa le donne stuprate erano costrette a sposare il loro stupratore, e sempre in suo nome non potevano avere una vita sessuale, non potevano scegliere come vestirsi e non erano neanche proprietarie di sé stesse, tanto che esisteva la patria potestà e il delitto d’onore che sanciva il fatto che la donna fosse proprietà del padre e poi del marito.

I tempi da allora sono cambiati ma la donna è comunque considerata una proprietà privata sia da chi la violenta in ogni modo possibile, sia da chi pensa di poterla salvare, negandole una capacità che invece esiste e su cui bisogna concentrare i proprio sforzi: l’autodeterminazione.

Non abbiamo bisogno di cavalieri che ci vengano a salvare, non abbiamo bisogno di uomini che ci restituiscano dignità, noi non abbiamo bisogno di ulteriori tutori. Quello che ci serve è rispetto per le scelte che compiamo, che posso anche essere di spogliarci per far soldi. Quello che chiediamo è che non venga messa in discussione la nostra possibilità di scelta ma il sistema e il modo in cui questo strumentalizza le nostre scelte. Perché non correte a salvare le insegnanti? Eppure, ai miei occhi, loro sono vittime come quelle ballerine. Tutte e due sono schiave e tutte e due hanno scelto quale forma dare alla loro schiavitù, ma il problema è la forma o la sostanza?

Il problema è il lavoro che si fa o le condizioni in cui si fa? Per me il problema è proprio il lavoro così come è concepito in questa società, ma dato che non è possibile, ora come ora, cambiarlo lo si può solo migliorare ( continuando però anche a lavorare affinché cambi del tutto e non sia mera mercificazione).

Il problema delle donne non è usare il proprio corpo per lavorare, perché non è una costrizione, ma una scelta, il problema è il come ciò avviene, le condizioni a cui devi sottostare, la mancanza di autonomia che si ha in questi come in tutti gli altri lavori. Se io invece del corpo svendo la mente, sono ugualmente non autonoma, perchè dovrò comunque piegarla al volere del capo di turno, eppure ciò non è definito poco dignitoso.

Il problema dunque non è l’uso del corpo, anche in abiti succinti, di cui sono una grande fan e che mai permettere di vietarmi da chicchessia, ma lo sfruttamento che ogni lavoro ha in sé.

Alla censura avreste potuto scegliere la sovversione. Avreste potuto giocare sul fatto che a ballare fossero solo corpi femminili stereotipati che mandano il messaggio che solo quei corpi sono belli e erotici, che la sessualità è solo eteronormata, che lo spettacolo era solo per i veri uomini mentre tutti gli altri generi erano cancellati.

Potevate sovvertire tutti i messaggi che quella scelta di marketing alimentava e allo stesso tempo non censurare l’uso del corpo, e quindi rispettare l’autodeterminazione delle donne. Spero che vi rendiate conto di quanto, anche la vostra azione, rientri e alimenti una cultura che nuoce e violenta costantemente le donne.

Io della dignità me ne sbatto e anche di chi prova a ristabilirla sul mio corpo che è e sempre sarà indecoroso e libero.

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2 risposte a Non amo i tutori, neanche se sono compagni

  1. Pingback: Perché coprire quei corpi? « Polvere da sparo

  2. Lorenzo ha detto:

    metterci accanto un uomo (possibilmente bello peloso) in mutande che mostra la coscia sarebbe stato divertente e avrebbe fatto passare il messaggio. Poi visto che da quanto vedo dalle foto le ragazze erano proprio in carne e ossa e non delle fotografie sarebbe stato opportuno chiedere il loro parere (magari aspettando la fine del turno) altrimenti vuol dire trattarle come donne oggetto cioe’ proprio quello che si vorrebbe denunciare.

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