Le ferite alla pace

Ieri il papa se ne è uscito con un’altra delle sue dichiarazioni: “i matrimoni gay, l’aborto e l’eutanasia sono una ferita alla pace”. Lo so, si commenterebbe da sola e quindi perché dargli importanza? Eppur mi rode, quindi ci scrivo su due cosine, piccine piccine.

La cosa che mi ha fatto più incavolare è stato l’uso della parola pace. Quante volte ce la propinano? Quante di queste volte è strumentalizzata? La pace è uno dei concetti che, insieme a tanti altri, è stato ahinoi svuotato di senso. Cos’è la pace? Come ve la immaginate? Come pensate si possa raggiungere?

La pace per me è “assenza di violenza”, è quello status quo che vorrei raggiungere. Una società in cui tutte le forme di violenza siano estinte, quindi anche la chiesa e le religioni in genere. Considero quest’ultime violente perché, a mio avviso, alimentano quella malsana idea che è meglio delegare ad un’entità superiore, credere nella sua esistenza, che muovere il culo e cambiare le cose. “Sia fatta la volontà di dio” , per me, è una delle frasi più deleterie che sia mai stata formulata.

La chiesa inoltre ha una struttura gerarchica e quindi rende gli uomini impari fin dall’inizio dividendoli innanzitutto in dio e uomini, poi tra gli uomini in credenti e non (quindi infedeli, impuri), i credenti in praticanti e non, i praticanti in pii e non ed ect, dando vita ad un sistema che si basa su opposizioni che generano discriminazioni continue. Ora, mi dite come un’istituzione che si basa sul dominio, che è l’origine di ogni violenza, può mai parlare di pace?

La frase pronunciata dimostra come questa parola sia lontana anni luce dalla chiesa. Istigare all’omofobia è un atto pacifico? Dire che la donna non è padrona del suo corpo non alimenta una visione maschilista di essa? Non si sta paragonando la donna ad una proprietà prima dell’uomo e poi di Dio, che sempre con il genere maschile è raffigurato? Affermare che le persone non abbiano il diritto di morire, quando pensano sia opportuno, non equivale ad imporre un’idea di vita, come dono di Dio, che non tutt@ condividono?

E’ questa la violenza più grande che la chiesa compie, quella di ergersi come portavoce di un’intera razza, quella umana, quando al massimo può parlare per i/le suoi/e fedeli. E’ violenza tutto ciò che genera discriminazioni e che riduce un soggetto, quale l’uomo o la donna, a proprietà di qualcun‘altro.

Io sono mia e di nessun altr@ e non mi interessa la vostra religione, non credo in nessun dio e non voglio che quest’ultimo legiferi su di me (idem per qualunque essere vivente, che sia uomo o donna)

A questo dovete aggiungere il disgusto che ho provato vedendo il modo in cui i media hanno riportato la notizia e che definirei post-politically correct. Sono avanti, non c’è che dire. Quando si parla di chiesa e del papa mai una parola fuori posto, mai una critica, mai qualcosa che possa turbare quel potere che con un lieve movimento ti manda in rovina. E se si ha paura della chiesa è perchè ha potere, e il potere è violenza. Mi dite voi cosa centra la violenza con la pace? Lo so, ci propinano le missioni di pace con i carri armati e i missili, vuoi vedere che adesso non ci fanno passare questa frase del papa come un messaggio positivo?

Ma se i media fanno questo è anche perché dall’altra parte, chi ascolta o legge, non ha o non vuole usare il pensiero critico per mandarli a cagare. Perché basterebbe smettere di leggerli o guardarli per far cambiare le cose. I media hanno il potere di cambiare le notizie, manipolarle, strumentalizzarle, perché noi gli concediamo questo potere, e lo stesso vale per la chiesa. Il potere senza riconoscimento vale quanto un camorrista senza pistola. Niente.

Quindi ciò che mi preoccupa non sono solo queste parole ma le violenze che esse, in quanto considerate vere perché verbo di un’entità suprema insindacabile, genereranno. Interessante sul potere delle parole è il testo “Parole che provocano” di Beatriz Preciado, che sto leggendo in questo periodo e su cui spero di scrivervi le mie opinioni.

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