14 dicembre Napoli: presidio a favore della libera scelta delle donne

Con l’invito di farlo girare, condivido questo comunicato e con piacere partecipo:

Poche settimane fa il presidente Monti ha dichiarato che il nostro sistema sanitario nazionale “potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”.  Cosa voleva dire? Che l’unica strada per garantirlo è la privatizzazione?

Anche se nei giorni seguenti Monti si è affrettato a ribadire che la risposta non è la privatizzazione, usando parole come rinnovamento e ripensamento del sistema sanitario, noi sappiamo bene che tutte le azioni che questo governo, come quelli precedenti, hanno messo in atto, hanno prodotto un lento e continuo peggioramento della sanità pubblica a favore di quella privata.

In tale contesto di smantellamento del sistema sanitario pubblico noi, in quanto donne, non possiamo non notare quanta sempre minore attenzione si dia alla salute della donna: le liste d’attesa per le più banali visite sono sempre più lunghe, il numero di obiettori è cresciuto così tanto da rendere quasi impossibile l’effettuazione di aborti, la mammografia è gratis solo per le donne dopo i 50 anni, in contraddizione con le statistiche che dimostrano chiaramente come il cancro al seno stia aumentando tra le giovanissime.
Ci chiediamo, quanto vale in questo paese la salute delle donne?

Coscienti di questa situazione la mattina del 14 dicembre, alle ore 10, abbiamo deciso di dar luogo ad un presidio davanti al reparto IVG del Secondo Policlinico di Napoli. L’intento è quello di informare le persone su quanto è accaduto il 22 dicembre scorso, quando un radiologo, improvvisatosi anestesista, ha aggredito fisicamente e verbalmente una paziente colta da una crisi a causa del farmaco che egli stesso le aveva erroneamente somministrato. La donna si trovava lì per effettuare un intervento di IVG. Questa aggressione, nonostante la sua gravità, è costata al radiologo solo due mesi di sospensione.

Ci chiediamo dunque a cosa serva questa sospensione, se lo stesso pm che ha analizzato il caso ha affermato che “appare evidente e concreto il pericolo di reiterazione di sue condotte illecite analoghe a quelle per cui si procede”.

La risposta la si ritrova nel fatto che questo radiologo sia prossimo al pensionamento, e che quindi, per preservarne l’onorabilità, si sia deciso di optare per la sospensione e non la condanna, soluzione che gli avrebbe fatto perdere la pensione.

Noi che gli autoritarismi li combattiamo, non stiamo qui a chiedervi una condanna ma bensì una presa di posizione, perché se da una parte è stata preservata l’immagine di un “professionista” dall’altra si è mandato il messaggio che aggredire una donna che sta esercitando un suo diritto, quello di abortire, è infondo cosa da poco, qualcosa su cui si può sorvolare, qualcosa che si può nascondere per preservare ciò che per questa società sembra essere più importante, la casta dei medici.

Vi chiediamo: la salute delle donne è qualcosa su cui si possono fare sconti? Perché si sceglie di tutelare maggiormente un appartenente a una casta piuttosto che una paziente vittima di una aggressione?

In questo clima di discriminazioni e violenza, fatta di tanti piccoli gesti o frasi che ledono la donna e la sua autodeterminazione, ci preme ricordare anche che seppur esista una legge, la 194/78 che regola l’IVG, sappiamo tutti che la sua applicazione è oltraggiata innanzitutto dall’obiezione di coscienza, che non ha limiti.
Ricordiamo infatti che a Napoli a marzo 2012 per due settimane non si sono fatte interruzioni di gravidanza perché l’unico ginecologo non obiettore era morto. Ciò accade perché l’ 84% dei medici in Campania è obiettore.

Noi siamo stufe/i di questo boicottaggio sistematico che si verifica ogni qualvolta una donna si autodetermina. Sappiamo benissimo che la stessa legge 194 prevede al suo interno il meccanismo per il suo boicottaggio attraverso l’obiezione di coscienza illimitata (art.9 Legge194/78), ma sappiamo anche che questa obiezione si può attuare solo nei confronti dell’aborto e non per l’assistenza sanitaria durante tale intervento, o rispetto alla prescrizione della pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo, che sono entrambe dei contraccettivi.

Attraverso lo strumento dell’obiezione si dà al medico, e al personale sanitario, la possibilità di non prendere parte a interventi di IVG, nonostante questi optino liberamente per la facoltà di medicina e specializzazione in ginecologia. I numeri degli obiettori in Italia, al Sud in particolare, rendono di fatto quasi impossibile la corretta applicabilità della legge.

Solo attraverso la libertà di scelta può esserci libertà di coscienza, e libertà di scelta significa maternità consapevole. Chiediamo quindi che vengano rimossi tutti gli ostacoli che impediscono l’applicabilità della 194 e vogliamo:

– Educazione sessuale nelle scuole
– Sessualità libera (con chi vuoi)
– Contraccezione disponibile (anche d’emergenza)
– Aborto assistito e gratuito
– Consultorio pubblico e laico
– Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
– Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
– Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
– Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
– Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

L’educazione e la contraccezione ordinaria e di emergenza rappresentano gli unici modi per diminuire il numero di aborti. Inoltre vogliamo che non siano fatti alcuni sconti sulla salute delle donne in nome di privilegi da tutelare. Non sulla nostra pelle.

#Save194Campania

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