Preservativo: l’unica vera prova d’amore

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Ieri sera sarà stata la milionesima volta che l’ho ripetuto, ma non smetterò mai di farlo: il coito interrotto non funziona. Non potete, o forse sì, immaginare quante donne conosco che sono rimaste incinta a causa di questa fesseria.

“Io di lui mi fido” è la risposta che mi sento ripetere ogni volta che faccio notare la pericolosità di questa pratica. Che cazzo significa “io di lui mi fido?”. Credo che nessun uomo che pratichi il coito interrotto lo faccia apposta a metter incita qualcuna, però sa benissimo che, può starci attento quanto vuole, ma quel dannato sperma può fuoriuscirgli senza che se ne accorga. Dunque, la fiducia, in un meccanismo che neanche l’uomo più scrupoloso di questo mondo può controllare, mi dite dove sta?

La prima volta che ho sentito parlare di questa pratica è stata alle medie, quando venni a sapere che la sorella di un’amica era rimasta incinta all’età di 14 anni. Lo ritroverò poi al liceo quando la cugina di un’altra mia amica resta incinta all’età di 19 anni. Non vi elencherò tutte le storie che conosco, ma sono così tante che sì, sento il bisogno di scriverlo nero su bianco: il coito interrotto non funziona.

Perché non vi piace il preservativo? Cosa c’è che vi disturba? A me mette una pace che non so descrivervi. So che sto scopando e non devo pensare ad altro. Ma voi come fate a godere con il terrore dell’inseminazione? Io mi immagino queste persone che scopano e mentre lei spera che lui ci stia attento, lui confida nei suoi sensi e nella rapidità. Con tutta questa pressione addosso come fate a godere?

Il sesso è godimento e se sul più bello si interrompe, mi dite che cavolo si scopa a fare? Io queste cose non le capisco e forse mai le capirò. Penso non solo alle gravidanze indesiderate ma anche alle malattie sessualmente trasmissibili. Non voglio sembrare ipocondriaca, ma io sono terrorizzata dall’idea di beccarmi una malattia, soprattutto se poi scopri che non è un’infezione da poco.

“Ma se il/la mi@ compagn@ mi è fedele?” Eh sì, l’annoso dubbio della fedeltà (che io considero tortura e gabbia per entrambe) ritorna anche in questo caso. Non dico che non dobbiate crederci, ma c’è tanta gente che predica in un modo e razzola in un altro, e dato che tutto ciò avviene in gran segreto, perchè in questa società non è concepibile amare più di una persona, eccovi presentate le più drammatiche situazioni. Non sarebbe meglio dirsele in faccia le cose? Non sarebbe più facile lasciare una pratica, quella monogamica, che sta stretta a tant@ e rivendicare il diritto di una effettiva libera scelta sulle proprie relazioni? Basta con queste imposizioni. Ma se proprio non ci riuscite ad esser onest@ con voi stess@ e con gli/le altr@, se temete più le conseguenze di una scelta simile (che avvolte sono davvero dure, lo ammetto, ma non per la scelta in sè quanto per la discriminazione che ne consegue) rispetto la gabbia della monogamia, allora per piacere usate il preservativo.

Se ami te stess@ e ami l’altr@ allora usa il preservativo… questa dovrebbe essere l’unica vera prova d’amore.

Suggerimenti:

  1. Per info sulla contraccezione clikka qui e ricorda che ormai esiste anche il condom femminile. Se vuoi saperne di più ti suggerisco di clikkare qui.
  2. E’ buona usanza portare sempre con sé un preservativo, così all’occasione non se ne è mai sprovvist@
  3. Se il preservativo si rompe corri al primo consultorio e fatti prescrivere la ricetta per la pillola del giorno dopo che, non essendo abortiva, non prevede obiezione. E’ consigliabile, anche in questo caso,   farsi prescrivere da subito la ricetta per la pillola del giorno dopo, aggirando così l’obiezione di coscienza che, nonostante non sia prevista per la contraccezione, ambito in cui rientra tale pillola, continua ad esserci.
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2 risposte a Preservativo: l’unica vera prova d’amore

  1. Vhment ha detto:

    ma come fare se la mia ragazza non ne vuole proprio sapere di usarlo fin dall’inizio?

    • vaviriot ha detto:

      Parlagli e trovate un accordo… non posso dirti cosa fare e cosa no, ma solo suggerirti di affrontare la questione con la persona interessata e poi decidere cosa reputi giusto fare. L’importante è che le scelte, qualunque siano, vengano prese consapevolmente.

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