Alla conquista della conoscenza del proprio sesso

Oggi, mentre leggevo questo post, di quella favolosità di frantic, una frase ha attirato la mia attenzione: “il concetto di verginità è intimamente legato a una visione eteronormativa e patriarcale della sessualità, dove ci si deve aggiudicare la donzella da penetrare, ma rigorosamente casta e pura, come se parlassimo di un prodotto del supermercato, che deve restare perfettamente “integro” a uso e consumo dell’uomo.”. Discorso che, per quanto mi riguarda, non fa una piega. Il mito della verginità, che, ahinoi, sta ritornando di moda, mi ha sempre puzzato, come si suol dire, fin da bambina.

Mia madre mi raccomandava sempre di non toccarmi né di farmi toccare, e in questo modo faceva crescere in me pensieri strani su chissà cosa ci fosse in mezzo alle mie gambe di così orribile. So benissimo che mia madre, nel farmi tali raccomandazioni, cercava di tenermi lontana da molestie e pedofili, ma d’altra parte voleva anche preservare la mia illibatezza. Dovevo rimanere vergine fino al matrimonio e non commettere lo stesso sbaglio che lei compì, ovvero quello di fare sesso e rimanere incinta, dato che di precauzioni non ne sapeva granchè.

Eppure, come spesso accade, ciò che ci è negato diventa il nostro più grande desiderio e quindi, che cosa vi devo dire, se non che mi toccai? Credo di averlo fatto per la prima volta durante un semplice bidet, forse anche per sbaglio. Quella sensazione sconosciuta ma piacevole mi rimase impressa così tanto che, dopo non so quanto tempo, ci riprovai. Quel bosco scuro, impervio, sconosciuto attirava la mia attenzione e anche se mi vergognavo e mi sentivo sporca (sfortunatamente è il termine giusto, dato che ero pregna dei concetti cattolici) perseveravo. Quel piacere, che non sapevo descrivere e che mi accaldava manco avessi la febbre, arrivava anche in momenti meno propensi. Ricordo con nitidezza l’incontro con il pizzo di una sedia a scuola o con il tallone del mio piede, quando mi ci poggiavo su. Giuro che ne rimasi colpita e allo stesso tempo me ne vergognavo, perché quel piacere lo vivevo male, come una cosa che non si fa, e che quindi mascheravo, coprivo, dissimulavo alla meno peggio.

Queste sensazioni mi portarono a cercare informazioni maggiori, a capire come caspita eravamo fatte laggiù, cosa c’era di così pericoloso. Trovai parecchie informazioni, ma quello che davvero fece la differenza fu leggere le notizie di gruppi di donne, femministe, ma allora non credo di aver collegato le due cose, che osservavano il loro sesso, lo esploravano senza vergogna ma, bensì, con tanta voglia di conoscenza. Era questo dunque ciò che anch’io cercavo, una maggiore conoscenza di me, di quel piacere e di ciò che avrei potuto provare andando oltre.  Ahimè, c’era un però molto grande che mi frenava, l’imene. Quella stupida membrana era l’ostacolo che mi divideva dal conoscere la profondità di quel cunicolo, il modo in cui era fatto, il materiale di cui era costituito, il suo odore. Volevo sapere tutto su quel luogo così oscuro e su di me. Volevo sperimentare ma sapevo che andavo in contro alla rottura di quello che mi era stato insegnato essere un “dono da preservare”. Non potevo romperlo e non potevo conoscere me stessa senza farlo. Cosa fare? Rinunciare?

Per molto tempo mi limitai a toccarmi superficialmente, ma quell’idea fissa di andare oltre rimaneva lì. Ho tentennato, rimuginato, mi sono fatta la lista dei pro e dei contro, fino alla nausea e, alla fine, una notte decisi che era ora, che dovevo superare quel limite. La cosa che probabilmente mi spinse a farlo fu la curiosità di conoscermi fino in fondo e di non poter aspettare qualcuno che me lo permettesse. Avrei davvero dovuto aspettare che un uomo mi rompesse una stupida membrana? E se lui poteva, perché io non potevo farlo da sola? Che differenza c’era? E poi io sarei stata più delicata e avrei ascoltato molto di più il mio corpo rispetto a qualcun altro. Dunque, munita di queste convinzioni e spinta da una curiosità, che ormai era arrivata a livelli stratosferici, lo feci: mi defloro, come si usa dire.

Le sensazioni che provai in quel momento furono molteplici, strane perchè nuove, e anche contrastanti. Infatti, nonostante oggi ricordi quel momento con molta dolcezza, allora mi spaventai a sentire il sangue scendermi tra le gambe. Io non ero ancora mestruata, infatti il ciclo mi è iniziato abbastanza tardi, dunque quella sensazione per me era del tutto nuova. Mi sono spaventata ma anche emozionata, quel piacere me lo ricordo ancora ed è tra i miei ricordi più cari. Sfortunatamente non ho potuto godermelo fino in fondo perché quel sangue andava nascosto, non sono mai stata una ragazza furba, quindi non avevo messo nulla tra me e le lenzuola, lenzuola che mia madre avrebbe visto l’indomani. Dunque ho passato la notte a lavarle ed asciugarle e a pensare che sì, ce l’avevo fatta. Che ora il canale era aperto e che potevo ritornarci, che non dovevo più aspettare.

Mi sono venute in mente anche tante domande, che vi faranno ridere, ma che non ho voglia di tacervi: cosa dirò al ragazzo con cui starò per la prima volta? Quando vedrà che non mi esce il sangue penserà che gli ho mentito, a quel punto che devo dirgli? Che ho avuto un incidente e mi si è rotto l’imene? E cose simili. Lo so, fanno ridere, ma la paura allora era tanta, infondo quel dannato concetto di purezza lo avevo ancora impiantato nel cervello e dovevo farci i conti. Il come è andata me lo tengo per me (che stronza XXDD) ma posso dirvi che oggi, quando racconto come è stata la mia prima volta, le persone restano incredule, forse perchè sono una delle poche che o lo ammette o è stata così folle da farlo, ma fortunatamente non me ne vergogno più.

Non so dirvi come sarebbe andata se quella notte mi fossi fermata e avessi aspettato di farlo con un’altra persona, so solo che questa è stata la mia decisione e che dopo tanti anni di sensi di colpa e di seghe mentali, non la rinnego affatto e anzi ne vado fiera tanto da aver voluto condividerla con voi. Se anche la vostra esperienza è stata fuori dalla norma o anche no, ma vi va di condividerla, sappiate che a me non fa che piacere leggervi.

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6 risposte a Alla conquista della conoscenza del proprio sesso

  1. sdrammaturgo ha detto:

    Pensa d’altronde a come si dice: “PERDERE la verginità”. Dà l’idea di un peggioramento, come se si decadesse per sempre da una condizione ideale, un’età dell’oro, ci si degradasse.
    Bisognerebbe dire piuttosto: “Sbarazzarsi della verginità”.
    C’è un bel capitolo in Pornomanifesto di Ovidie Becht sul terrorismo psicologico che si fa sulle ragazzine a proposito della sacralità della prima volta.
    La tua scelta di liberarti da sola di quella che è una semplice membrana è un stato un gesto di vera rivolta.
    La mia prima volta è stata al tempo stesso fuori dalla norma e conformista/tradizionale: con una prostituta.
    Sono cresciuto in un paesino del Centro Italia in cui perbenismo, moralismo, bigottismo e sessuofobia erano insopportabili. L’iter per scopare era sempre lo stesso, unico e ineludibile: dovevi sfiancare una ragazza con un corteggiamento estenuante fino a che lei cedeva per disperazione, ti dovevi fidanzare, fare la coppietta per qualche mese, tentare di convincerla a dartela e poi forse lei alla fine ti concedeva la possibilità di penetrarla, “perché la prima volta deve essere magica”, “perché non sono mica una puttana”, “perché bisogna farlo con amore” e ‘ste cazzate qui.
    A me tutto questo dava la nausea.
    Avevo voglia di fare sesso, non volevo aspettare e sottostare a pantomime insopportabili per conoscere una cosa fondamentale che mi attraeva così tanto, non capivo perché dovessero esserci tutte queste difficoltà e bisognasse fare tutta questa fatica per provare del vero piacere (e a dirla tutta non beccavo granché :-D).
    Così, siccome uno dei miei migliori amici aveva un’amica che faceva la escort, andai da lei e mi sbarazzai della verginità.
    Mi sentii molto iconoclasta 😀
    La frase migliore che ho sentito dire sulla verginità non l’ha detta una filosofa o una scrittrice o un’attivista o un’artista impegnata: l’ha detta Paris Hilton! 😀
    “La verginità non è un valore, è una forma di ignoranza”.
    Più Paris Hilton, meno Rosy Bindi.

    • vaviriot ha detto:

      marò che tasto dolente hai toccato… farlo con amore, e non con uno qualsiasi, ma con l’amore della tua vita. Io manco la prima volta che sono stata penetrata l’ho fatto con amore XD Comunque se fossi stato un uomo e avessi dovuto quasi supplicare per fare sesso, mi sarei dato anch’io alla prostituzione, però a quella autodeterminata perchè fare sesso con una donna costretta (le vittime della tratta intendo) è stupro (scusa la parentesi ma per me il distinguo è d’obbligo). Comunque il tuo commento mi ha fatto pensare a come sono cambiate le cose senza però cambiare davvero, cioè da quando bisognava pregare per una penetrazione, e se poi la donna cedeva la si insultava nei peggio modi, ora quasi la si pretende la scopata ad ogni uscita e dopo l’insulto c’è sempre. Ovvio, cambiano gli addendi, ma il risultato è uguale. Puttane eravamo, puttane siamo.
      Oddio, la Hilton se ne esce con queste perle?? L’ho sottovalutata, lo ammetto XD Sulla Bindi non proferisco parola, mi mette troppa tristezza

  2. SuperCoven ha detto:

    “Giuro che ne rimasi colpita e allo stesso tempo me ne vergognavo, perché quel piacere lo vivevo male, come una cosa che non si fa, e che quindi mascheravo, coprivo, dissimulavo alla meno peggio.” per me è stata la stessa cosa, da piccola vivevo la masturbazione molto male, pregna anch’io di tutte le stronzate cattoliche della mia famiglia.
    Era una cosa orribile toccarsi in assoluto silenzio perché ero terrorizzata dal fatto che potessero sentirmi, e che oltraggio sarebbe stato se mia madre, quella pura e seria donna “di polso” e vera lavoratrice, avesse scoperto che sua figlia si toccava!
    Mamma mia, queste famiglie sono il male.

    Comunque, come dice Claudio, veramente il tuo gesto è stato di vera rivolta!

    • vaviriot ha detto:

      “Era una cosa orribile toccarsi in assoluto silenzio perché ero terrorizzata dal fatto che potessero sentirmi” quanto ti capisco!!! Anch’io all’inzio osservavo il silenzio… poi ho mandato a cagare anche quello e adesso do libero sfogo alle mie urla sia durante la masturbazione che nel sesso =D

  3. IDA ha detto:

    Ia spazzola per capelli! Forse sapevo che avrei dovuto aspetta i 20 anni, prima di aver un rapporto completo con un uomo.. mi vergognavo essere vergine..e non ricordo perchè… .questo non a 18 anni, che può essere anche comprensibile, ero più piccola, e ci sono voluti diversi giorni, prima di completare l’opera. .in quel periodo avevo strane idee sul sesso e teorie tutte sbagliate. .. Mia madre, mi ha raccontato, che a 5 anni mi avevano iscritto dalle suore, e quando tornavo a casa io mi mettevo a piangere, questo per tre giorni, e poi non mi ci ha più mandato.. Io non mi ricordo nulla di quei tre giorni… ma da quel momento ho iniziato ad avere paura degli uomini.. avevo una convinzione che gli uomini prendevano i ciccioli (grandi labbra della vulva) e ci facevano la frittata per mangiarseli. Io vivevo in campagna e tutti gli uomini, hanno un coltello in tasca. Ora bastava che uno tirasse fuori il coltello per fare un’innesto o qualsiasi cosa, io scappavo terrorizzata.. ma questo non solo a 5 anni, anche molto dopo.. e si può sostenere anche adesso, dal momento che percepisco il corpo maschile come una minaccia.. I miei genitori non ci sono più, erano contadini, quasi analfabeti, ma certe paure non me le mettevano, la loro colpa era di tenermi all’oscuro, su tutto quello che riguardava il sesso, e io lavoravo di fantasia.. per questo ho parlato delle suore, per discolpare i miei genitori..ma io di quei tre giorni dalle suore non ricordo niente..

    • vaviriot ha detto:

      io ci ho provato dopo con la spazzola ma non andiamo d’accordo. Per la questione delle paure, beh, sarebbe interessante capire quante ne abbiamo coltivate solo perchè nessun@ ci parlava di sesso e sessualità… credo che uscirebbero storie assurde XXDD

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