La salute delle donne la decliniamo anche per classe?

La domanda mi è sorte spontanea quando ho iniziato ad interessarmi alla mia salute. Il problema della classe per me non è solo fondamentale ma oserei dire vitale. Come tante altre famiglie, anche noi stentiamo ad arrivare neanche a fine mese, ma alle tre settimane, quindi potete immaginare quanti pochi soldi restino per le spese mediche.

Finchè non ho avuto problemi, ho evitato di farmi visitare pur sapevo di sbagliare. Un po’ per paura di scoprire qualche cosa che non andava, un po’ per pigrizia e un pò per quella stupida idea che ti fa pensare che, essendo giovane, sei sempre in salute. Ma quando ho deciso di farmi una benedetta visita ginecologica ho dovuto confrontarmi con problemi che avevo sottovalutato.

La mia prima visita ginecologica è avvenuta a causa di un fastidioso ed insopportabile bruciore che riscontravo durante i rapporti. Spaventata mi reco al consultorio della mia città e chiedo di prenotare una visita. Sapete cosa scopro? Che bisogna pagare un ticket di 18 euro all’ASL, che io non mi aspettavo. Anche se non entusiasta, mi sono detta che infondo era un prezzo accettabile rispetto a quello dei privati e dunque, munita di soldi, mi reco a pagare questo ticket.

Il giorno della visita va tutto più o meno bene, nel senso che scopro di avere una banale infezione che se ne andrà via con qualche ovulo e lavanda, che mi verranno a costare non poco, e che insieme alla visita arrivano ad una cinquantina di euro. Dato che in quel periodo me la passavo male, sono arrivata a chiedere in prestito dei soldi ad amici, pur di iniziare la cura nell’immediato, altrimenti avrei dovuto attendere la fine del mese per poterla iniziare. A questo va aggiunto anche il fatto che, durante la visita, il ginecologo mi ha accennato ad una possibile prolassi. Io non sapevo cosa fosse, sapevo solo che tossendo la si notava dato che, il ginecologo con la sua assistente, se la godevano a farmi tossire e a ribadirsi, con risatine allucinanti, che era proprio evidente. Io vado nel panico e chiedo informazioni, ma questo ginecologo non me ne da, mi dice solo che ce l’ho. Arrivata a casa corro su google e leggo notizie allarmanti ma, non avendo soldi per farmi una visita più accurata, penso che devo fidarmi di quello che osservo e che sta prolassi io non la vedo proprio. Ma l’ansia mi rimarrà per un bel po’ di tempo, poi altre emergenze la offuscheranno e un po’ me ne dimentico.

Passa un anno dalla prima visita. La mia situazione economica è peggiorata e sfortunatamente ritorna quel maledetto bruciore. Questa volta non ho soldi neanche per il ticket e non so che fare. Chiedo consiglio ad un’amica che non ringrazierò mai abbastanza per avermi indicato un consultorio in cui non è previsto nessun ticket. Le visite sono gratis, come dovrebbe esser sempre. Chiamo il consultorio, il cui numero telefonico su internet era sbagliato (per fortuna che la mia amica possedeva quello esatto), e fissiamo una visita tra due o tre settimane, non ricordo bene. So solo che mentre al consultorio della mia città il tempo di attesa per una visita è di una settimana, qui, forse perché è una città più grande e perché è gratuito, le liste sono veramente lunghe. Mi faccio comunque coraggio e cerco di resistere.

Dopo settimane arriva il giorno della visita e quando i medici scoprono che sono di un’altra città mi chiedono del perché fossi lì. Gli spiego che nel mio consultorio si paga un ticket minimo che io non potevo permettermi. Loro mi guardano come se fossi un’aliena, mi chiedono la riconferma di quello che avevo detto e si domandano tra di loro come fosse possibile. Il medico stentava a crederci mentre l’assistente ribadiva più volte che anche loro avrebbero dovuto iniziare a farsi pagare. Io, tra me e me, mi chiedevo cosa caspita volessero da me dato che gli riportavo solo la mia esperienza e che, se avessero voluto sapere la mia opinione, gli avrei detto che sì, era uno schifo, e che le visite dovrebbero essere sempre gratuite.

Inizia poi la visita e anche qui si tratta di un’infezione banale… le prendo tutte io. Anche in questo caso ci sono cose che non ho gradito. Una cosa che mi ha fatto innervosire è stato l’approccio del medico che mi chiedeva di rilassarmi quando non era possibile farlo, dato che in modo brusco mi spingeva dentro un oggetto freddo e duro, di cui non ricordo il nome, ma che mi inquietava e soprattutto mi dava fastidio. Comunque, nonostante la sua poca delicatezza, questo medico mi sembrava in gamba e quindi ho voluto chiedergli se davvero avevo la prolassi. Eh sì, nonostante l’anno trascorso, quel pensiero, seppur sopito, era ancora lì. Il medico mi guarda di nuovo in modo strano, mi chiede come mi fosse passato per la testa e io gli racconto come era andata la mia precedente visita. Il medico, che penso continui a non credermi del tutto, mi rassicura dicendomi che essendo giovane non posso avercela e che forse ho capito male. E ti pareva! Oltre che poco rilassata ero pure stupida. Nonostante tutto ero comunque contenta di essermi tolta un peso, e per completare l’opera mi sono fatta anche il pulp test che ricordo esser gratuito e che il risultato, avuto dopo un mesetto circa, mi ha reso ancora più felice. E’ uscito negativo alle cellule cancerogene, quindi tutto okay.

Dopo la visita sono riuscita a comprare, solo dopo alcune settimane, i medicinali prescrittimi dato che non volevo più chiedere prestiti a nessun@. Credetemi se vi dico che è umiliante dover chiedere soldi per una ventina di euro ed esser costrette a spiegare il motivo di tale richiesta. Sono o no cavoli miei? Ma la precarietà è anche questo, è aspettare settimane per avere una visita gratuita e altre settimane per potersi curare. Vuol dire sopportare dei dolori che potresti evitarti se avessi la possibilità di rivolgerti ai privati. Ma io i soldi non ce li ho e credo che non ce li avrò mai, quindi dovrò sempre fare i conti con un servizio sanitario che non è per tutt@ e che sta diventando sempre più poco accessibile.

Da relativamente poco è entrato in vigore nei pronto soccorso l’uso dei codici: se sei codice rosso, ovvero sei gravissimo, non paghi altrimenti ci sono 50 euro da sborsare. Mi dite voi dove caspita li recupero 50euro? L’unica cosa “positiva” è che puoi pagarli il mese dopo, se non erro, come se questo ci rendesse meno gravoso il fatto di dover pagare qualcosa che dovrebbe esserci assicurato in modo gratuito. Non parliamo poi dei 35 euro per la pillola del giorno dopo, che per mia fortuna non ho ancora dovuto sborsare, grazie all’uso dei preservativi che io pongo come condizione sine qua non, ma che mie amiche hanno dovuto pagare ricorrendo avvolge anche a prestiti. Non solo devi combattere contro gli obiettori che si rifiutano di prescrivertela, anche se non possono farlo dato che la pillola del giorno dopo non è abortiva, ma devi anche fare i salti mortali per trovare i soldi per comprartela. Mi dite voi come fa una come me che non ci cammina normalmente con 35 euro a permettersi la pillola del giorno dopo?

Se penso a tutte queste situazioni, in cui mi sono ritrovata o in cui potrei trovarmi, mi sale una rabbia assurda. Io non pretendo solo che la pillola mi sia data ma che sia gratuita, non pretendo solo la presenza di più consultori, ma che le visite siano gratuite, non pretendo solo di farmi visitare ma anche di poter accedere ai farmaci, altrimenti mi dite che senso ha? Che senso ha combattere per qualcosa se non lo si declina per tutte le classi? Per non parlare delle migranti la cui situazione credo sia anche più critica, oppure le minorenni che in momenti di bisogno dove caspita li trovano questi soldi? E’ importante quindi ricordarsi di tutte e pensare sempre che ciò che per noi potrebbe esser un costo “giusto” per altre potrebbe essere proibitivo. Le lotte o servono per tutte o non servono.

p.s. e per fortuna che nel mio caso si trattava di infezioni banali, ma se avessi avuto altro? come avrei potuto fare?

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