Francesca libera, liber* tutt*! In solidarietà a tutti/e i/le No Tav

La repressione nei confronti del movimento No Tav è sempre più pesante. Oggi vengo a conoscenza che, durante l’operazione di intimidazione di ieri, che ha colpito 17 persone, è stata coinvolta anche una compagna di Torino, che avevo conosciuto durante il Feminist Blog Camp, e che ora è agli arresti domiciliari. Tutta la mia solidarietà va a Francesca e a tutto il movimento No Tav, con la speranza di vedere tutt@ liber@. La resistenza non si condanna. Di seguito riporto il comunicato scritto dalle compagne del Laboratorio Sguardi sui Generis.

Francesca libera, liber* tutt*! In solidarietà a tutti/e i/le No Tav

Questa mattina all’alba è scoppiata l’ennesima operazione di intimidazione e repressione nei confronti di quanti, da tempo, s’impegnano nella battaglia notav. 17 persone colpite personalmente da provvedimenti giudiziari. Migliaia di uomini e donne sottoposte all’ennesimo affronto, all’ennesima aggressione e violenza. Altrettanti e altrettante danneggiati/e – forse senza neppure rendersene davvero conto – dal consolidarsi di una pratica diffusa di amministrazione giudiziaria e poliziesca delle questioni politiche.

La cronaca di questa mattina, infatti, contiene tante storie – una dentro l’altra, come le scatole cinesi. Tutte importanti, tutte fondamentali, intrecciate l’una con l’altra. In primis le storie di coloro che sono stati/e direttamente colpiti/e dai provvedimenti: biografie sulle quali oggi si appiccicano con la forza menzogne tratteggiando profili improbabili di pseudo-criminali. Biografie che si cerca di complicare, indebolire, tacitare proprio perché – troppo spesso – traboccano di energia, intelligenza e dolcezza. Biografie che raccontano una lotta popolare, capace di trapassare da una generazione all’altra, di contaminare luoghi e situazioni; capace – per certi versi – di cambiare la vita restituendole la bellezza della sua dimensione sociale. Questa, infatti, è la realtà di un blocco autostradale, di un presidio, persino di un’occupazione: sono fatti sociali – pensati, agiti e discussi da uomini e donne in carne ed ossa. E se fatti simili tecnicamente possono costituire dei reati è solo perché le istituzioni, i palazzi, la cultura politica e giuridica si scollano sempre più dai bisogni di persone in carne ed ossa. Per questo la storia di questa mattina non narra soltanto le vicende individuali di alcuni e per questo ogni accusa, persecuzione e diffamazione va rigettata in un coro di migliaia di voci.

C’è tutto il movimento no tav dentro le accuse di questa mattina. Ci sono altre lotte e altre realtà, magari anche molto lontane. Ci sono anche – forse paradossalmente – coloro che stanno ai lati dei processi sociali e che osservano più o meno criticamente. Ci siamo tutti e tutte nella storia di questa mattina perché ci racconta le modalità con cui chi sta al potere intende accogliere la nostra voglia di agire socialmente, di migliorare le nostre vite e di non accettare tutto. Parlano di noi le denunce di oggi, parlano del clima intimidatorio che respiriamo. Ma parlano di noi anche le biografie degli/delle arrestati/e: esistenze determinate e appassionate che non sono disposte a fare alcun passo indietro. Non per ostinazione, ma perché la vita – se non la si mortifica – è affare collettivo che si costruisce a partire da piccole cose, reali e concrete. Dove vivo? in quale ambiente? con quali tempi? con quali risorse? etc… Il Tav non è un treno, è la risposta a queste e altre domande, per questo ci sta a cuore.

Laboratorio Sguardi sui generis

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