Per quale libertà sessuale lottiamo?

Quando si parla di libertà sessuale a me viene sempre da pensare che si stia parlando della fuffa, cioè di qualcosa che sembra esser stato raggiunto ma che palesemente non c’è. Nessun@ di noi (etero, gay, lesbica, trans, bisex, queer ed ect) ha la possibilità di vivere la sua sessualità in modo realmente libero. Per tutt@ ci sono delle regole, dei vincoli, delle “verità” che ci limitano e che ci impediscono di esprimere i nostri desideri. E’ ovvio poi che in una società patriarcale, qual è la nostra, queste limitazioni siano più numerose e forti per le donne. Ma di questo vi parlerò un’altra volta, qui mi interessa discutere di quei limiti che pendono come spade di Damocle su tutt@ noi e che personalmente non riesco più ad accettare.

Partiamo dalla definizione. Se di libertà si parla vuol dire che i suoi soli limiti sono la consensualità ed il rispetto che delimitano, a mio avviso, qualunque forma di libertà. Dopodiché l’aggettivo sessuale ne delinea l’ambito in cui questa libertà dovrebbe esprimersi. Per sessuale si intende qualcosa legato non solo al sesso, ma alla sessualità in generale che spesso si lega all’affettività (non amore, dato che rinnego il mito dell’amore romantico e monogamo). Per affettività intendo tutti i rapporti, dal più intimo al più superficiale, che costruiamo con le persone che conosciamo. Ora, se la libertà sessuale equivale al “fare tutto ciò che si vuole nel rispetto dell’altr@ e con la sua consensualità” perché ogni qualvolta che se ne parla mi ritrovo davanti dei paletti?

Le persone dalla mentalità maschilista mi direbbero che, dato il cambiamento della società, io, in quanto donna, posso far sesso, eh grazie, ma preferibilmente con il mio ragazzo (sul lebismo ci ritorno dopo) e se non ce l’ho devo stare attenta a non fare sesso con troppe persone, altrimenti l’etichetta di puttana non me la toglie nessun@. Il fare sesso però, anche quando è consentito, tipo con il proprio ragazzo, è soggetto a limitazioni: se fai sesso di gruppo, o se lui si limita a guardare, o sei tu che guardi, se frequentate club di scambisti o se vi piace filmarvi ed ect, potete star certi di esser bollati come depravati.

Nelle coppie gay o lesbiche il discorso non è poi così differente, perché ahimè, anche tra queste si ritrovano i soliti discorsi sessisti del non scopare con troppe persone e del non tradire il proprio partner, altrimenti sei una puttana e in quanto tale non degna di rispetto.
Ora,come potete vedere, i discorsi girano sempre su due concetti fortemente legati: la proprietà privata e il tradimento. L’uno è la conseguenza dell’altro. E’ duro ammettere che anche tra le coppie gay e lesbiche ci sia questo elemento, ma se pensiamo che in questi anni una parte del movimento lgbtiq si sia battuto più per essere riconosciuto simile al mondo etero e la sua cultura, quella che potremmo definire omologazione o assimilazione (vedi il richiamo alla patria di alcuni spot, vedi la richiesta di istituire matrimoni gay e la rivendicazione di poter entrare in ambiti quali le forze dell’ordine o nell’esercito ed ect, su cui prima o poi vi dirò cosa ne penso), e non per rivendicare il nostro esser altro, un altro che rompe i ponti con una cultura fascista, sessista, nonché razzista, possiamo capire come ciò sia possibile.

La proprietà privata è quel maledetto concetto secondo cui una persona, nel momento in cui decide di percorrere un pezzo della sua vita insieme a te, diventa automaticamente tua e viceversa. E’ quell’orribile concetto che, paragonando una persona ad una proprietà, implica un proprietario che non può che esser uno. Tu non sei libero di amare più persone, devi sceglierne una, perché per possederti quella persona deve averti del tutto. La proprietà privata dice che non puoi distribuire amore (inteso come affetto, sesso, dolcezza ed ect… per me è davvero un termine molto ampio) verso chiunque tu voglia ma devi incanalarlo tutto su di un’unica persona a cui per altro devi rimanere fedele. Eh sì, perché i proprietari, come qualunque capo, esigono fedeltà e se non la rispetti sarai umilat@ pubblicamente.

Quando affronto il tema del tradimento le reazioni sono più o meno le stesse: “se ami qualcuno, quel qualcuno diventa tutto il tuo mondo”, “se è vero amore non hai occhi che per lui”, “se lui non ti soddisfa pensa però che è un bravo ragazzo e ti vuole bene. Infondo il sesso non è tutto”, “se cerchi altro è perché non lo ami” ed ect. Si ricade sempre nel discorso “dell’amore vero” e sul fatto che appagherebbe tutti i nostri desideri. Ma è poi così vero? A me sembrava vero, o meglio mi ero convinta che lo fosse, all’età di 18-20 anni. Poi ho avuto le mie esperienze, declinate proprio secondo quell’amore definito vero, e per poco non ci rimanevo schiacciata. Per me è stato come vivere in gabbia, in una continua limitazione che mi ha reso infelice a livelli stratosferici. Che quelle limitazioni fossero condivise da entrambe non mi rendeva la pillola più dolce, perché accettare di essere schiavi è già difficile, ma scoprire che lo è anche l’altro e che entrambe siete vittime e carcerieri è anche peggio. Capii che la fantomatica libertà sessuale, di cui parlano tutt@, non era quella per cui tante persone lottarono e lottano tutt’oggi e che niente che abbi limitazioni può esser definito tale.

Per me la libertà sessuale vuol dire solo una cosa: fare ciò che si vuole, con chi si vuole, quando e come si vuole nel rispetto dell’altr@ e degli/lle altr@. Vuol dire dare vita alle proprie fantasie, qualunque esse siano, nell’unico limite imprescindibile: la consensualità di tutt@ i/le partecipant@. Libertà sessuale vuol dire anche abbattere quel tremendo concetto che è la proprietà privata e il tradimento. Rivendico il diritto di amare più persone senza l’obbligo di scegliere o esser scelta. Io non sono un oggetto su cui si può mettere un bollino di proprietà. Inoltre vorrei tanto che si capisse che amare tante persone non vuol dire non amarne nessun@, ma amarle tutte in modi anche diversi. Bisogna smetterla con i discorsi aut aut e iniziare a comprendere che forse, alcuni cocenti che crediamo validi, in realtà sono prodotti di quella cultura contro cui ci battiamo e che è più invasiva di quanto immaginiamo. Sull’argomento ritornerò perché mi interessa tantissimo e perché la strada verso questa liberazione è iniziata da qualche anno anche per me, quindi ho moltissimo lavoro da fare. Spero comunque di riuscire a rendervi partecipi delle mie piccole vittorie in questo campo.

Detto questo mi piacerebbe sapere cosa voi ne pensate della libertà sessuale, o meglio come la declinate e se anche voi percepite un uso scorretto di questa espressione. Le domande sono: per quel libertà sessuale stiamo lottando? Quali sono gli scopi che ci stiamo ponendo? Cosa immaginiamo sia la libertà sessuale? Quali sono gli elementi che la impediscono? La proprietà privata è uno di questi? La monogamia è un elemento da rivedere?

Le domande potrebbero continuare all’infinito ma mi fermo qui e vi invito, quando e se vorrete, ad esprimere le vostre riflessioni e a capire insieme come possiamo effettivamente concretizzare questa libertà sessuale che, oggi come oggi, è assai lontana dall’esserlo.

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8 risposte a Per quale libertà sessuale lottiamo?

  1. monika ha detto:

    Beh, che dire, se non che in linea di massima hai ragione. Io direi che si potrebbe iniziare da un semplice ”patti chiari, amicizia lunga”. E cioè, prima di inziare qualunque forma di relazione, informare l’eventuale partner sulle personali convinzioni e necessità rispetto al concetto di ”coppia”. Se il partner è sulla nostra stessa lunghezza d’onda allora nessuno potrà (dovrebbe…poi lo sappiamo che chi mette bocca anche in questioni private c’è sempre) giudicare negativamente la relazione fra due (o più) persone consenzienti. Se il possibile partner invece la vede diversamente da noi la cosa migliore che possiamo fare è non iniziare alcun tipo di relazione, pena sofferenze da entrambe le parti per differenza di vedute. Riguardo invece il rincorrere un’omologazione a tutti i costi da parte di coppie omo,lesbo ecc, io da etero ti posso dire che trovo assurdo il matrimonio fra etero stessi, quindi non comprendo quest’ansia di assimilazione in questo senso. Poi se mi vengono a dire che lo si fa per avere maggior tutela, per le leggi su figli, lasciti, eredità ecc, sono appunto queste leggi che andrebbero cambiate secondo me, e non dovremmo essere noi a sottomettere tutta la nostra vita (cone le sue infinite sfaccettature di sentimento, desideri, orientamento sessuale ecc) alla legislazione/burocrazia/fiscalità imperante (che è quanto di più triste ci sia, nonostante svincolarsi non sia semplice….).

  2. sdrammaturgo ha detto:

    Monogamia è monomania.
    È la prima causa di distruzione della società.
    Sono profondamente convinto che la battaglia decisiva contro il potere si giochi sulla sessualità, perché se riescono a controllare il tuo piacere, controllano tutto di te.
    Fuori possono controllarti la polizia, il datore, il banchiere. Ma chi può sorvegliarti quando sei al chiuso della tua stanza? E soprattutto: chi può controllarti nella tua testa?
    Ecco perché ogni regime – democratico, dittatoriale, monarchico, teocratico che sia – è sempre sessuofobo.
    Le religioni in fondo non sono altro che un insieme di norme per imprigionare il piacere e la sessualità.
    Il primo, ultimo, unico e vero obiettivo delle religioni è il sesso.
    Nessuno è più sessuomane di un religioso.
    Trovo aberrante anche solo dire “la mia ragazza”. Per questo quando ho una relazione preferisco “la ragazza con cui sto”. Non è “il mio motorino”, “il mio aspirapolvere”, “la mia scrivania”.
    E non riesco proprio a capire come si possa essere gelosi se la persona con cui si ha un rapporto sentimentale faccia sesso con altre persone. Cosa ti toglie? In che modo ciò ti danneggia?
    In passato sono stato anche io geloso. Poi ho capito che non era la “mia” gelosia: era il mondo circostante a richiedere che io fossi geloso. Provavo sentimenti indotti che erano estranei alla mia indole. Appena ho compreso ciò, me ne sono sbarazzato in un lampo.
    Hai citato giustamente le solite frasi che si sentono in questi casi: “Se ami davvero una persona, vuoi solo lei”. Frasi che hanno sentito nei film, con le quali siamo stati indottrinati fin da piccoli, da millenni, bombardati con quell’universale vuoto che è l’amore, il termine che non si sa cosa significhi e a cosa si riferisca e che è diventato la parola più funzionale al potere in ogni epoca.
    Educati alla proprietà, al possesso, che è schiavitù.
    La liberazione del piacere è la chiave di volta.
    Per questo ho coniato una formula (di cui vado – lo confesso – piuttosto fiero :-D): edonismo sostenibile.
    Ecco, io credo nell’edonismo sostenibile: perché provare più piacere possibile senza ledere nessuno è bello, ha tutti pro e nessun contro, perché se scopri la possibilità di stare veramente bene nei modi più variegati concepibili, diventa più difficile farti accettare gabbie di qualsiasi genere.
    La rivoluzione si fa scopando. E quello che si fa solo e soltanto con un unico partner non è scopare: è sfogarsi e svolgere il proprio dovere coniugale. Come qualcun altro ha comandato.

  3. vaviriot ha detto:

    x sdrammaturgo: mi trovi assolutamente d’accordo =) anch’io come te punto sulla liberazione sessuale che è anche quella più difficile da ottenere, non solo per le considerazioni che tu hai fatto, ma anche perchè tra le stesse persone che si reputano compagn@ è difficile il solo parlarne. A dimostrazione di come l’antisessismo sia una lotta sottovalutata e compiuta in modo superficiale da molt@. Nei momenti più incazzati della mia vita ho sempre rinfacciato ai compagn@ sessist@ che me ne fregavo dell’uso della chiocciolina e della presenza delle donne in movimento se poi dovevo esser definita puttana perchè semplicemente scopavo. Cioè la lotta al sessismo non può limitarsi a piccoli gesti o accortezze linguistiche. Per quanto riguarda la gelosia sfortunatamente ci devo fare ancora i conti ma spero tanto di poterla mandare a quel paese, una volta e per tutte. So che non è un sentimento che proverei se non mi avessero educata in questo modo, quindi il mio ragionamento è simili al tuo, ma il massimo che sono riuscita ad ottenere è di domarla. Io vorrei però smettere di provarla =)

    x monika: hai ragione, adesso anch’io metto fin da subito le cose in chiaro ed è per questo che molt@ persone scappano XXD E’ un rischio che si corre, ma preferisco questo al vivere nella finzione. Per i matrimoni gay/lesbo, sono concorde con te.. il problema sono le leggi, e quindi vanno riviste quelle nonchè l’istituzione famiglia che critico così come è stata concepita, non nel concetto in sè. Cioè, quando penso alla famiglia penso ad un’unione di più persone che si prendono cura, l’un@ dell’altr@, senza vincoli e contratti, che per me sviliscono ogni affetto. Un problema della famiglia per me è l’idea di proprietà che genera poi tutte quelle violenze di cui sfortunatamente abbiamo notizie ogni giorno, oltre che a viverle sulla nostra pelle. Come si diceva un una volta “la famiglia è reato l’ha inventata il patriarcato”.

  4. monika ha detto:

    Verissimo vaviriot. Un altro elemento negativo della famiglia, così com’è concepita, oltre all’idea di proprietà e alle sciagure che genera è il presentarsi come nucleo chiuso e a sè stante, che isola i suoi appartenenti dal resto del mondo ed esclude il resto del mondo dai suoi appartenenti. Frase tipica è infatti ”devo pensare alla famiglia” o ”la famiglia prima di tutto” che tradotto significa più o meno non posso guardare ai problemi e ai bisogni degli altri perchè il mio gruppo viene prima di ogni altra cosa. Il risultato è che il ”singolo”, specie dopo una certa età, è solo in società nel vero senso della parola, perchè appunto la società è strutturata in questo sistema binario (o familgia o singolo) da cui non si sfugge o, se lo si riesce a fare in maniera alternativa, si viene visti nella migliore delle ipotesi come ”strambi”. Molto più auspicabile e logica un’unione di più persone che, come dici tu, ”stanno insieme” perchè se la sentono e non per aver aderito a patti e firmato contratti vari.

  5. Rio ha detto:

    Adesso amo anche quest’articolo

  6. daniele ha detto:

    Ciao Vaviriot
    la tua domanda nel titolo è ben posta perchè la nostra bella società, oltre ad essere repressiva e ipocrita, vuole pilotare anche le “valvole di sfogo” sessuale per cui la prostituzione è da sempre tollerata, sulla pay tv ci sono i canali erotici, lo scambismo è ammesso e persino publiccizzato, ma cosa è che manca?? Cosa lo Stato non può tollerare perché mina alle fondamenta i suoi principi “liberali”?
    La sessualità spontanea tra esseri umani attratti reciprocamente in modo emotivo sentimentale e/o fisico. Puro e semplice.
    Non so se ha visto “D’amore si vive” di Silvano Agosti: io lo vidi tanti anni fa ed è un film/documentario che mi rimane ancora impresso: vi si parlava della sessualità con un candore, una spontaneità illuminanti.
    Il limite che io pongo (soggettivo) è solo uno: l’intimità.
    Senza intimità per me non c’è sessualità ma atti sessuali, sempre legittimi ma meccanici: ecco perché per esempio non mi piace lo scambismo, le sue regole, i locali, i personaggi, non li vedo liberi ma “costretti” a questa valvola di sfogo dallo stesso Stato che li reprime.
    Mi ricordo anche un altro film, non il titolo però: in America un gruppo di amici, vite normali e sesso di gruppo tra loro in un modo così “lento”, tranquillo, sesso tra amici, oppure la scena di una donna (con famiglia) che se la fa leccare da un adolescente amico del figlio (ora non ricordo bene), lui alle prime armi, lei che lo guida: senza volgarità perché era l’occhio del regista a non essere volgare, a differenza di tutto il porno di questo mondo!
    Lo Stato non reprime l’atto sessuale (ce ne sono prove quante ne vogliamo) ma l’affettività non convenzionale, cioè quella che non si esaurisce nel reciproco legame tra un uomo e una donna in funzione procreativa. Pensaci: non ci fa sorridere un innamoramento tra due anziani? Sì, perché non possono procreare!
    Quale libertà sessuale vorrei?
    Quella per la quale posso stabilire un legame di intimità reciproca con qualunque altro essere umano consenziente.
    Secondo me.

    Daniele

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