Non nascerai perché

Leggo questa lettera e la condivido in pieno. Probabilmente vi risulterà un po’ cinica ma, per quanto mi riguarda, è vera e non mi fa sentire sola. Spinta da queste parole provo a spiegarvi il perché non voglio avere figli, almeno per i prossimi 10 anni, e vi invito caldamente a leggere le ragioni di Sdrammaturgo.

Non nascerai perché

Car@ bambin@,
sicuramente nei prossimi 10 anni non nascerai e dato che a me di ragioni sulla mia nascita non ne hanno dato, se non che si provava ad avere un figlio maschio, sento di dover fare diversamente e di dartele queste ragioni sulla tua non nascita. Innanzitutto, anche se sono nata con la vagina e mi hanno educata come donna, anche se ho sempre giocato con le bambole a far la mamma, anche se tutt@ mi dicono che ciò l’istinto materno per natura, io non mi sento madre, o almeno non mi sento capace di partorire. L’idea che tu cresca dentro di me 9 mesi mi spaventa, ho paura dei parassiti e tu, diciamocelo, lo saresti. Inoltre non mi sento pronta per tutte quelle responsabilità che comporta la tua nascita. E non parlo dei sacrifici o delle libertà che dovrei rivedere, perdere giammai, ma delle responsabilità più dure da digerire e che un giorno mi rinfaccerai: perché mi hai fatto nasce in questo mondo di merda? In questo mondo in cui gli uomini e le donne sono sia la merce che gli/le acquirenti? Perché mi hai cresciuto in un mondo schizofrenico che parla di libertà e giustizia e invece è pieno di violenza e dominio? Perché mi hai reso schiavo quando potevo esser liber@?

No, non ce la farei a sopportare questo peso, queste colpe. Avresti ragione su tutto ed io non saprei cosa dirti. Questo mondo di umano ha ben poco, anche se è proprio un prodotto degli uomini. Io non potrei mandarti a scuola con leggerezza, perché saprei che lì ti attenderebbe il primo arruolamento. Ti insegnerebbero ad essere un@ brav@ cittadin@, che rispetta l’autorità e che percepisce come giuste e lecite tutte le privazioni di libertà che vengono spacciate per leggi, che comprerà perché il mercato si alimenti e produrrà perché tutto possa esser venduto. Se io ti facessi nascere tu saresti un conto bancario, una carta di credito, uno stipendio, una matricola, un numero.

Io non voglio farti nascere e se un giorno quel preservativo si dovesse rompere, correrò al primo consultorio, al primo pronto soccorso, pretenderò la pillola e sappi che la otterrò. Non permetterò agli obiettori di decidere per me, perché non possono, sulla pillola non c’è obiezione. Ma se per colpa di questi stronzi prendessi la pillola troppo tardi e tu fossi già lì, nel mio utero senza chiedermi il permesso, io ti abortirò, perché neanche a te, ammasso di cellule, permetto di decidere per me. Non sono pronta e non basta ingravidarsi per esserlo. Non sono e non voglio essere madre, e se mai un giorno volessi esserlo non lo sarei partorendo. Qui ci sono milioni di bambin@ lasciat@ a sé stess@, che non hanno famiglia o ne hanno una che non riesce a mantenerli. Io vorrei aiutare loro, perché è più giusto aiutare qualcuno di già vivo che partorirne uno “tutto tuo”. Ecco, anche questa espressione te la vorrei evitare. Tu saresti mi@ figli@, che in questa società vuol dire proprio Mio, cioè MIA proprietà privata. Ma come io non sono tua, tu non sei mi@. Io non posseggo ne voglio possedere altro che me stessa e me soltanto. Non potrei pensare di possedere un altr@ e tantomeno un figli@. Ma non sono immune da questa cultura e con il concetto di proprietà privata devo ancora farci i conti, la battaglia è ancora aperta e io ce la sto mettendo tutta. Ci riuscirò, prima o poi, a disfarmene ma se ti mettessi al mondo forse ci ricadrei.

Non voglio farti nascere perché la maternità non è naturale ma una scelta responsabile ed io responsabilmente scelgo di non farlo. Non condanno chi decide di metter al mondo dei/lle bambin@, perché mai e poi mai mettere in discussioni la libertà di nessun@, ma io la mia scelta l’ho fatta ed è questa. Tu non nascerai anche se mi definiranno egoista perché “penso solo a me, che però sono nata” quando invece io penso l’esatto contrario, ovvero che le nascite siano atti egoistici.

No, non ti farò nascere e non tornerò indietro, anche se ci proveranno, stanne cert@, a farti nascere. Ci sarà qualcun@ che mi dirà “facciamo un figli@ insieme” sancendo già da allora un diritto di veto su di te, e poi ci sarà chi mi dirà che “è ora”, che ho “una certa età”, che “una donna deve fare un figlio, che lo deve desiderare se no che donna è”? Io gli risponderò che forse non sono quella donna, che non sono nessuna donna, che non ho mai voluto esser donna e che io sono solo io e in nome di questa unica verità decido di non farti nascere.

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8 risposte a Non nascerai perché

  1. sdrammaturgo ha detto:

    Quando un autore comico scopre che un suo pezzo, oltre a far ridere, stimola riflessioni, può ritenersi pienamente realizzato.
    Quindi ti ringrazio per la soddisfazione che mi hai dato, nonché per i preziosi spunti che hai aggiunto, come quello sulla proprietà.

  2. vaviriot ha detto:

    grazie a te per aver letto le mie riflessioni e per avermi stimolata, con il tuo post, a scriverle

  3. monika ha detto:

    Condivido in pieno le tue ragioni. Vorrei aggiungere una personale riflessione fatta qualche tempo fa, e qui mi pare il contesto adatto: il sesso fatto con l’intenzione di procreare è il vero ”peccato”, in fondo paragonabile a un atto come lo stupro: con lo stesso atto procuro del dolore tramite un’azione che mi dà piacere. Il sesso scevro da velleità riproduttive è la vera santità.

    • sdrammaturgo ha detto:

      Giustissimo. E poi pensa che tristezza quando si scopa per procreare invece che per provare piacere. È veramente una cosa spersonalizzante, proprio da macchine inseminatrici.
      “Fatto?” “Ovulo centrato”. Brrr.

      • vaviriot ha detto:

        Ve lo dico in modo molto schietto… a me l’idea, anzi la sola possibilità, di procreare fa passare il genio di aprire le cosce XXDD Quindi ringraziamo i preservativi ^_^

  4. Laura.Regency ha detto:

    Non solo questo pezzo è acuto e stupendo, ma consola. Mi fa sentire meno sola, toglie la vergogna di dire quello che in realtà un po’ penso: non è fare un figlio, l’atto d’amore, è un atto di egoismo. E’ una decisione unilaterale. Aiutare un bimbo che già c’è è una cosa stupenda, lui/lei, che sanno già che il mondo è terribile.

  5. lilianaroket7 ha detto:

    Quanto la stimo e la condivido in pieno.. onesta, con le sue paure e riflessioni che trasudano i valori e i diritti che vorrebbe ma sa di nn poter garantire ad un altro essere..

  6. vaviriot ha detto:

    x laura e lilia: avete centrato due cose per me importanti. Il senso di vergogna che ci opprime ogni volta che pensiamo qualcosa che devia dal pensiero comune e che stentiamo ad esprimere per quella folle paura di essere additate, cosa che accade, e bollate con lettere scarlatte che non possono limitarci, che non dovrebbero farlo mai, ma ci riescono e bisognerebbe iniziare a impedirglielo. E poi ci sono le paure di non poter garantire diritti sacrosanti che io stessa non possiedo. Sì, avete proprio centrato in pieno quello che volevo trasmettere. Grazie

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