Riflessioni su “In Time”

”Per pochi immortali la maggioranza deve morire”

Non sono una cinefila, quindi prendete le mie riflessioni per quello che sono, opinioni personali =)

Il mese scorso ho guardato il film “In Time” che ammetto essermi piaciuto, anche perché era il primo film che vedevo su questo tema, cioè sul tempo come moneta di scambio. Il tema mi era già noto per vie letterarie ma nei film non lo avevo mai visto. Il film è ambientato in un mondo fantastico in cui le persone sono geneticamente programmate per crescere fino a 25 anni e poi, scattato il 25esimo anno, oltre a non invecchiare, sul loro braccio compare un timer che scorre all’indietro e che azzerandosi li uccide. Tutti quindi sono alla ricerca di ulteriore tempo che possono avere solo lavorando. Il tempo è la moneta di scambio e può essere sia immagazzinato che trasferito di persona in persona, tenendosi per le braccia. Il protagonista è un operaio di nome Will, che vive nella zona più povera, chiamata zona 12, e che dopo aver salvato un milionario da una banda che voleva azzerarlo per rubargli il secolo che possedeva, e che questi regalerà a Will per poter finalmente morire, dopo avergli spiegato che il sistema è creato per permettere a pochi di esser immortali a discapito dei tanti che devono morire, anche se il tempo ci sarebbe per tutti, e dopo aver assistito alla morte/azzeramento della madre, il protagonista decide di cambiare il sistema e si reca nella zona ricca, detto zona 1. Qui incontrerà Sylvia, figlia del proprietario delle famose banche Weis, che prima rapirà per chiederne il riscatto e poi farà diventare sua socia nel furto alle banche. Il loro scopo è quello di rubare il tempo per regalarlo ai più poveri, affinchè il sistema collassi. Non vi racconterò il finale perché spero che dopo aver letto queste riflessioni corriate a guardarvelo.

Quello che mi ha colpito fin dall’inizio è stata l’idea di usare il tempo come moneta, cosa che può sembrare assurda ma che è proprio quello che accade anche nella nostra società. Noi non usiamo direttamente il tempo per pagare/compare le cose, ma è con il tempo impiegato al lavoro che ce li guadagniamo. E’ una cosa ovvia che però questo film palesa in modo forte e crudo. Chi finisce il tempo muore, si azzera. Nella nostra società, in cui non c’è più differenza tra tempo lavorativo e vita, in cui ogni cosa può esser monetizzata (guardate i programmi della De Filippi che monetizzano il dolore o i giornali che lucrano sulle emergenze, stragi ed ect), chi non ha soldi o li finisce è destinato a morire, proprio come nel film. In entrambe i casi quella che si conduce non è vita ma una continua lotta alla sopravvivenza.

Nel film tutti temono tutti, perché chiunque, prendendoti semplicemente il braccio, può derubarti del tuo tempo. Come non rivedere in questo l’imperante individualismo che regna su di noi? Fin da piccoli ci insegnano a non fa copiare il vicino, a non collaborare con gli altri, a primeggiare, a pensare a sé stessi, perché TU puoi farcela, mentre degli altri te ne devi fregare. Anche a lavoro bisogna sgomitare, perché quella promozione deve esser mia e non tua, e se ti licenziano meglio così, almeno io per ora sono salvo. Fortunatamente non è sempre così, ma ditemi se queste idee non sono tipiche della maggioranza delle persone? E non è solo una questione di educazione ma anche di schiavitù, perché siamo costretti a pensare a noi stessi, perché sempre più isolati le/gli un@ dagli/lle altr@, sempre più ricattabili e deboli. Il parallelismo tra la nostra società e quella del film è davvero agghiacciante. In entrambe i casi il sistema si regge sul medesimo concetto: per la sopravvivenza di pochi, i molti devono soffrire/morire. In entrambe i carnefici sono le banche e i poteri che le appoggiano. Una differenza però c’è: nel film i governi alzavano i prezzi dei beni per far morire le persone necessarie affinchè il sistema garantisca ai ricchi l’immortalità. Qui da noi invece il sistema invita tutti i suoi/le sue suddit@ a procreare così da garantirsi sempre più manodopera a basso costo, una manodopera che non vivrà a lungo ma che gli permetterà di continuare a vivere in eterno.

Come bloccare e far crollare il sistema è la domanda che si pone Will e che ci dovremmo porre un po’ tutt@. Nel film il sistema crolla appena il tempo inizia a circolare in modo abbondante nelle zone in cui invece doveva restare sotto una soglia minima, cioè nelle zone povere. I poveri, che si aiutano a vicenda passandosi il tempo, smettono finalmente di lavorare ed iniziano dunque a godersi la vita. Il nostro sistema invece è più complesso e non basterebbero dei furti nelle banche, ma sicuramente una cosa è certa, anche noi dovremmo unirci per distruggerlo. Concetto, quello dell’unione, che anche se sappiamo essere giusto, non riusciamo ancora ad attuarlo o almeno non riusciamo a farlo in modo continuativo e determinante. Il problema che io riscontro più frequentemente è quello di voler colpire solo un aspetto del sistema e non il sistema nella sua totalità, e questo per me non può che produrre piccole vittorie, che ovviamente auspico rispetto allo status quo, ma che spero non bastino e che portino ad un rigetto complessivo del sistema.

Una cosa che non mi è piaciuta del film è l’uso degli “eroi”. Gli unici, infatti, a derubare le banche sono Will e Sylvia e sempre loro sono quelli che elargiscono il tempo ai poveri. In questo modo si crea un rapporto di dipendenza tra il popolo e gli eroi che, anche se non ha le stesse forme di quello che si aveva con le banche e il lavoro, nella sostanza è la medesima cosa. Il popolo delega alla coppia di eroi il compito di salvarlo come delegava ai poteri il compito di decidere come distribuire il tempo. Personalmente delegare non mi è mai piaciuto e quindi se mai dovessero esserci degli eroi, li ringrazierei per averci indicato la strada, ma poi inizierei a camminare da sola. La libertà non si può regalare, anche se ci vogliono convincere del contrario, la libertà la si può solo condividere. Essere liber@ vuol dire innanzitutto non dipendere da nessun@, essere autonom@, ma se abbiamo bisogno di eroi per esserlo vuol dire che non lo siamo ne lo saremo con il loro intervento, perché la nostra libertà dipenderà sempre da loro. E questo è indubbiamente un paradosso.

E’ ovvio dunque che avrei preferito vedere nel film il popolo assediare le banche e finalmente liberarsi dal potere. Avrei preferito vedere un popolo che si autorganizza e si rende libero da solo. La favola dell’eroe o del popolo liberatore è insopportabile soprattutto se pensiamo che con questa scusa l’Italia, come altri paesi, maschera delle vere e proprie operazioni di guerra chiamandole “missioni di pace”. Io la pace con i mitra e i carri armati non l’ho mai vista, né ho mai visto un popolo liberarne un altro. I popoli, come le persone, si liberano da soli e quello che noi possiamo fare è aiutarli ma non militarizzando il loro territorio, ma mettendogli a disposizione le nostre forze ed energie e soprattutto rispettandone le scelte di resistenza e liberazione.

L’autorganizzazione è una cosa che auguro anche alla nostra società, ma non posso fare a meno di pensare che la strada è lunga, dato che di eroi o comunque capetti si sente ancora la necessità. Ma se nel film la coppia è considerata eroica, non so se nella nostra società lo sarebbe stata altrettanto. Forse sarebbero stati etichettati come black block, dato che va tanto di moda, oppure come terroristi, e segnalati alla polizia attraverso dei tag in una foto postata su facebook. Oppure sarebbero stati acclamati e adorati per anni, per poi essere spodestati da altri che, anni dopo, avrebbero avuto la stessa sorte.

Quindi, anche se ci sono delle pecche e delle cose che proprio non mi piacciono, “In Time”, tutto sommato, è un film che consiglierei a chi vuole unire un po’ di suspense ad un condivisibile messaggio finale: non facciamoci rubare il tempo/la vita!

P.S. sulla stereotipicità dei protagonisti non mi sono espressa, perché preferivo dare maggior rilievo al parallelismo tra i due sistemi. Ovviamente non mi è piaciuta e in alcuni casi mi è parsa anche surreale (mi spiegate come si fa a correre sui tacchi? Io a stento riesco a camminarci).

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