A Davide che voleva solo essere se stesso

Ci si può suicidare a 15 anni? Sì, lo si può fare a 15, a 16, a 18, a 20 e a 50 anni. Ci si può suicidare anche a 90 anni, quando anche quei pochi anni di vita che ti restano diventano insopportabili da trascorrere. Il suicidio avvolte sembra una liberazione, ma non lo è. E’ una bugia, perché basta superare l’ostacolo per ritornare a respirare. Questo però Davide, nome di fantasia che gli hanno dato, non lo sapeva e ha deciso di uccidersi con una sciarpa perché non poteva esser se stesso. Davide aveva 15 anni e ogni giorno si sentiva offeso, umiliato dai compagni e dalle insegnanti.

Mi chiedo: tu insegnante con quale diritto giudichi un ragazzo? Le sue scelte? Chi ti ha eletto giudice? Chi ti consente di affermare che mettere uno smalto è sbagliato? Dimmelo, perché io non capisco come si possano dare giudizi così sommari. E me la prendo con te perché tu dovresti insegnare, dovresti educare, ma forse il-la prim@ ad averne bisogno sei proprio tu, insieme ai tanti adulti che sono responsabili, come te, della sua morte. Chi ha educato quei ragazzi all’omofobia? Chi ha scelto per loro? Perché un ragazzo non nasce con l’idea che, se a uno piace mettersi lo smalto e vestirsi di rosa, deve essere torturato, gli viene insegnato. E allora chi, ditemelo, gliel’ha inculcata questa idea malata? In quella scuola erano mai stati fatti corsi contro l’omofobia? Aveva mai provato, il/la preside, a ragionare con i suoi alunni sulla gravità dell’omofobia? Si sono mai soffermati, tutti gli adulti con i titoli per l’insegnamento, ad ascoltare i loro alunni che usano termini omofobici? E se li hanno ascoltati, li hanno mai ripresi?

La morte di un 15enne non può essere addebitata solo ai compagni, che da stronzi hanno deciso di inseguire quel modello maschio che tanto vi piace, e che per restare dominante deve schiacciare e distruggere tutte le altre identità. Davide è stato deriso perché il maschio etero bianco potesse continuare il suo dominio. I suoi compagni si sono comportati da sadici, perché così li stiamo educando. C’è la scelta, vero, c’è sempre la possibilità di scelta ma a 15 anni, per essere accettati dagli altr@, si commettono così tante stronzate che non ve le conto, e non nego che ci sia una responsabilità, ma credo che nessuno di quei ragazzi fosse consapevole al 100% di quello che stava facendo. Sapevano che quelle continue umiliazioni fossero violenza psicologica? Che aprire una pagina facebook in cui continuare e rendere ancora più estesa quella tortura fosse reato? Sapevano che le parole feriscono così a fondo da portarti al suicidio? Non voglio pensare che lo sapessero, credo che volessero sì umiliarlo e deriderlo ma senza capire ciò che questo avrebbe comportato veramente.

Ma gli adulti questo lo sanno, e se gli insegnanti se ne sbattono, i genitori dove sono? Quando ascoltate i vostri figli usare certi termini li correggete? Gli distruggete ogni santo giorno l’idea del maschio che non deve chiedere mai? Che ce l’ha sempre duro? Oppure ridete con lui e gliela alimentate questa malsana idea del maschio forte, virile e vigoroso? L’idea che il colore rosa è da checche mentre il nero fa omo? Ditemi se non siete voi stessi ad usare questo linguaggio. Io ascolto ogni giorno miei coetanei usare con disinvoltura espressioni omofobe, quindi so che la responsabilità di questa morte, come quella di ogni ragazzo e ragazza che muore solo perché non veniva accettat@, è nostra, dell’intera società, perché è inutile ogni volta delegare. Tutt@ noi possiamo dar fine a questo massacro, basterebbe iniziare a far funzionare il cervello e a riflettere prima di parlare, basterebbe capire che non esiste un unico orientamento sessuale, come non esistono due generi. E non venitemi a parlare di accettazione. Qui non si tratta di accettare nessun@, perché questo termine mi dà i brividi e perché io non chiedo a nessuno il permesso di essere ciò che sono, qui si tratta di avere l’intelligenza di capire che quei pilastri su cui si erge tutta questa società di merda sono una stronzata e che per quanto vengano spacciati per “naturali” di naturale hanno meno di zero. Sono costrutti nati per delimitare confini e creare discriminazioni che sì, prevedono anche l’annientamento dell’altro per la sopravvivenza del sistema. Davide è una di queste vittime, ma non è l’ultima. Ne moriranno altr@, uccisi o indotti al suicidio, e staremo ancora qui a parlare di queste generazioni fragili e bla bla. Ma io al teatrino non ci sto e ve lo dico chiaro e tondo: la morte di Davide è responsabilità di tutt@

N.B. si prega di leggere questo Quando l’unica informazione è quella dei media

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